Mascetti: Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?
Vigile: Prego?
Mascetti: No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio.
Vigile: Ma che antifurto, mi faccia il piacere! Questi signori qui stavano sonando loro. ‘Un s’intrometta!
Mascetti: No, aspetti, mi porga l’indice; ecco lo alzi così… guardi, guardi, guardi. Lo vede il dito? Lo vede che stuzzica? Che prematura anche? Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce?
Vigile: Vicesindaco? Basta ‘osì, mi seguano al commissariato, prego!
Perozzi: No, no, no, attenzione! Noo! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura…
Mascetti: …senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco.

 

Ben trovati, dopo alcuni impegni che hanno impedito la pubblicazione di questa rubrica eccoci finalmente per gara 6. 

Perché, vi chiederete, e se non ve lo chiedete ve lo dico lo stesso perché i miei deliri odierni si dipanano da lì, perché, dicevamo, ho aperto la rubrica con il dialogo della prima, leggendaria, supercazzola che il conte Lello Mascetti propina nel capolavoro di Monicelli Amici Miei?

Ebbene sono partito da lì per ricordare la figura di Ugo Tognazzi, attore magistrale, comico nel DNA, amante del Tennis e di due attività particolarmente divertenti e rinfrancanti per lo spirito quali il cucinare e, oddio dove mi sono impelagato in tempi di politically correct, il “frequentare” il gentil sesso, in entrambe cercando la più ampia sperimentazione. 

Ma voglio ricordare questo gigante del cinema italiano per un episodio in particolare: siamo nei tardi anni ’70, nel 1979 per la precisione, quelli per intenderci avvelenati dalla politicizzazione estrema, dagli “opposti estremismi” e dal terrorismo politico: in un clima del genere una mattina, piombò nelle edicole una notizia bomba: “Arrestato Ugo Tognazzi, è il capo delle Brigate Rosse”, in prima pagina su Paese Sera, Il Giorno e La Stampa, uscirono le immagini di Ugo Tognazzi ammanettato e accompagnato dalle forze dell’ordine, mentre l’ex compagno di palcoscenico, Raimondo Vianello, veniva accusato di essere nella direzione strategica delle BR, ma naturalmente quello che sconvolse migliaia di Italiani era l’immagine del noto personaggio ammanettato. 

Si scoprì poi che il tutto era uno scherzo, una burla organizzata dal giornale satirico Il Male, noto per le edizioni finte dei quotidiani, che vendette 100.000 copie:. Apriti cielo! Sulla testa del buon Ugo piovve un fuoco incrociato di critiche che neanche nello sbarco in Normandia: in un momento come quello, prestarsi a una buffonata del genere, senza rispetto per le vittime..un massacro. 

Ma Tognazzi, spalle larghe, difese la sua scelta, evitando quei patetici ravvedimenti d’appendice cui ci ha abituato la modernità, e lo fece riaffermando l’utilità della goliardia, e del non prendersi troppo sul serio, anche in tempi bui, con una frase che per il momento lascio in sospeso. 

E questa bella tirata, come diavolo mi si ricollega al mondo della pallacanestro che dovrebbe essere il canovaccio di questa rubrica? Abbiate fede. 

Questa settimana ho avuto due “confronti” con altrettante persone, e un terzo fatto mi è stato raccontato, chiaramente su argomenti afferenti la palla a spicchi, terminati con diciamo così evidenti divergenze di posizione, motivate, a parer mio si intenda, da una comune visione dei miei interlocutori distopica della realtà dovuta al prendersi troppo, ma troppo, sul serio.

Sgombriamo il campo da dubbi: nel basket, come in ogni altro campo della vita, le cose si possono fare in due maniere, o bene o male, tertium non datur. 

È altrettanto vero che le cose che si fanno, buone o cattive a seconda di come sono fatte, poi, nel mondo di oggi, e non è un male, vengono impacchettate e vendute al mondo secondo i canoni dell’autopromozione; sorvolando sul fatto che dentro tali “imballaggi pubblicitari” ci possono essere cose di assoluto valore come merce avariata proposta dal peggio magliaro in circolazione, il problema insorge nel momento in cui si diventa prigionieri del proprio apparato pubblicitario.

Una prigionia che rende, de facto, totalmente, e genuinamente, convinti dell’assoluta centralità del proprio prodotto (e fin qui, nulla di male) scivolando sulla china dell’autoreferenzialità e della Svalorizzazione di tutto ciò che esula il prodotto medesimo, che porta all’effetto-Scientology, un settarismo fine a se stesso e che inibisce il senso della misura.

Di esempi ne posso fare a pacchi, da millantati “esodi” di tifosi (30?) nelle categorie minors, ad arbitri cui se dici “Bh” scrivono di comportamenti intimidatori che nemmeno a Salonnico,  a valutazioni, specie nel giovanile, di propri giocatori come prospetti Nba e di prospetti altrui come candidati alla Uisp, e alla malattia non sono immune né io come persona, né Azzurra come società.

Ora, qual è il rimedio possibile contro questa serpeggiante malattia? Secondo me un po’ di sana goliardia, usando un triestinismo direi il riconoscimento della funzione maieutica de una remenada. 

Molteplici sono i vantaggi: i secchioni tristi e perfetti non sono simpatici a nessuno, e un filo di ironia e autoironia li rende molto più “popolari” al netto del mantenimento del loro standard qualitativo, una risata poi stempera sempre le tensioni e, infine, una visione “scanzonata” di sé medesimi aiuta anche ad un approccio nelle problematiche, siano esse di campo o di scrivania, che sarà più attento a contemperare le esigenze di tutti e toglie un po’ di pressione autoindotta.

In conclusione, qualora vi trovaste in accordo, anche parziale, con le mie opinioni odierne, vi lascio con un invito; l’invito a gridare ad alta voce la frase di Tognazzi che avevamo lasciato in sospeso e che può essere efficace cura per l’impettitimento del  nostro mondo : ”Rivendico il diritto alla Cazzata”. 

Ci vediamo a gara 7. 

 

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