“Andrea da mercoledì prossimo iniziamo una tua rubrica”

“No problem Fede ma di cosa vuoi che scriva?”

“Io ti darei carta bianca”

Quindi ho carta bianca..e al di là del naturale viaggio mentale verso l’ufficiale tedesco che diceva in un vecchio film a Totò la stessa cosa, con consequenziale memorabile risposta del genio comico napoletano, ciò sta a significare che ho voluto la bicicletta e ora devo pedalare (e magari smetterla con i luoghi comuni). 

Comincio questa rubrica, in cui proverò a mettere in ordine pensieri e sensazioni che orbitano attorno al mondo della palla a spicchi, da due mie recentissime esperienze, che per motivi di sceneggiatura devo raccontare a ritroso, e quindi:

Atto primo, Teatro Rossetti, lunedì 22 ottobre, per la seconda volta in due anni ho avuto il piacere di godermi 90 minuti di storytelling firmati Federico Buffa, il quale partendo da “the rumble in the Jungle”, il grande incontro di box tra Mohamed Alì e George Foreman tenutosi nel 1974 a Kinshasa, spazia tra il razzismo nell’America del ‘900, gli effetti turpi del colonialismo in africa e la musica black, con sapienti passaggi dal mondiale di calcio del ’74 e dal venerabile Bill Russell per deflagrare verso Bob Kennedy e la guerra del Vietnam; provocando in un appassionato compulsivo di storia quale sono una certa qual tendenza alle fusa. 

Atto secondo, circa dieci giorni prima, ricevo una chiamata da parte di un mio Grande Amico e Istruttore minibasket, inca..volato come un caimano con la maestra della scuola elementare dove lui sta svolgendo un progetto-scuola, portando il nostro gioco nelle ore di educazione motoria, la quale, arbitrariamente, aveva deciso di ridurre l’ora di ginnastica a 35 minuti, dovendo spiegare ancora un po’ Italiano, sottointeso, più importante. 

In queste due brevi vicende possiamo”bignamizzare” la situazione dello sport com’è visto e come dovrebbe essere visto in Italia. 

Badate, non pretendo che il paese con il maggior patrimonio storico artistico del pianeta, che è stato ombelico del mondo in almeno due differenti periodi storici (Roma antica e la Firenze medicea) faccia d’un tratto assurgere lo sport ai livelli dell’epica, per dirla come Borges, scrittore argentino che scrisse che i nordamericani suppliscono all’assenza di un’epica con la loro epica contemporanea perché sono nati troppo tardi, epica perfettamente fotografata ed immortalata da Hollywood e incarnata nei miti dello sport stars and stripes, ma che perlomeno nell’anno DUEMILADICIOTTO-QUASI-DUEMILADICIANNOVE si superi le incrostazioni medievali per cui lo studio, la cura dell’anima vadano disgiunte dalla cura del corpo ..beh perdio questo almeno sì, e come me dovrebbero pretenderlo tutte le persone dotate del ben dell’intelletto. 

Vedere il popolare avvocato (lawyers do it better) Buffa depositare ai piedi di una platea completamente soggiogata dei veri e propri gigli, tanto per citarne un paio, la lunga linea che congiunge Martin Luther King, Harry Bellafonte e Barack Obama, o la pagina dimenticata dei massacri congolesi di Leopoldo II del Belgio, e pensare che ci sono delle persone, ANZI, circostanza aggravante speciale, degli insegnanti che negano la validità educativa e la dignità della pratica sportiva mi provoca un sostanziale scoramento.

Sono sicuro che se andassi in giro a dire che le basi della matematica, ecco, il teorema di Pitagora, sono del tutto inutili, o che sapere il gerundio presente del verbo percuotere abbia poco significato, susciterei un’ondata di riprovazione generale: sono cose che nella vita servono, indipendentemente dal fatto che si diventi poi un matematico o uno scrittore.. Ecco mi piacerebbe vedere lo stesso spirito rivolto all’educazione sportiva. 

Praticare uno sport, e praticarlo bene, non stile take away che “si se non te ga voia no sta andar”, oltre ai benefici di salute comporta la capacità di organizzarsi, sacrificarsi, di socializzare e non ultima di saper valutare a propria volta lo sport anzitutto uno strumento educativo, e non come il campo dove realizzare attraverso i figli le proprie ambizioni frustrate, insomma contribuisce alla formazione di un cittadino del domani e non di un hooligan da stadio o peggio. 

Il compito è arduo, anche se non impossibile, non sarà popolare come la reintroduzione dell’educazione civica (che, nota a margine, si sublima in “rispetta le regole se no ne paghi lo scotto”, che è evidentemente quello che si impara facendo attività sportiva agonistica direi) e quindi sarà difficile che lo Stato, anche per motivi di vil denaro, arrivi a fare quello che per molti sarebbe un passo decisivo (i laureati in scienze motorie nella scuola primaria) ma domandiamoci cosa possiamo fare noi: le famiglie, appoggiando i ragazzi nella scelta del loro sport e inculcando loro la nozione di impegno e la forza interiore di portarlo a conclusione; noi educatori, trasmettendo ai ragazzi il nostro amore per il gioco non esasperando la ricerca del risultato ma senza per questo demonizzarlo, poiché anche da una buona “salata” si ricavano elementi per crescere: Foreman dopo quella notte del ’74 a Kinshasa tornò a vestire la cintura dei pesi massimi e vendette i suoi diritti di immagine per una popolare bistecchiera a circa 138 milioni di dollari..se ha avuto questo successo lui, che ha perso da strafavorito

l’incontro sportivo del secolo, state pur certi che un -42 ad Under 13 o un ultimo posto ad un torneo non rovineranno la psiche del vostro frugoletto. 

P.S. il gerundio presente del verbo percuotere è percuotendo. Alla prossima. 

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